Trauma sportivo
Torsione o carico su un piede in flessione plantare.
Riconoscere l’instabilità del mesopiede, ripristinare l’allineamento e proteggere la funzione del piede.
Il complesso di Lisfranc comprende le articolazioni tra cuneiformi, cuboide e basi dei metatarsi. Il legamento tra cuneiforme mediale e base del secondo metatarso contribuisce alla stabilità. La lesione può essere legamentosa, ossea o mista; una frattura-lussazione associa frattura e perdita dei normali rapporti articolari. [1][2]


Torsione o carico su un piede in flessione plantare.
Caduta dall’alto, incidente o schiacciamento.
Anche un trauma apparentemente modesto può danneggiare i legamenti. [1]
Al mesopiede, soprattutto quando si appoggia o si spinge sull’avampiede.
Un livido sotto il piede è un segnale particolarmente sospetto.
Il cammino può essere doloroso o impossibile. [1]
Se il sospetto persiste, è necessario approfondire e verificare la stabilità. Nell’attesa della valutazione, proteggere il piede ed evitare il carico. [3][5]
Valutano fratture e allineamento. Le immagini in carico, eventualmente comparative, aiutano a evidenziare instabilità non visibili a riposo; vengono richieste dal medico quando eseguibili. Non forzare autonomamente l’appoggio per “provare” il piede.
La TC definisce fratture, frammenti e rapporti articolari. La RM può chiarire il danno legamentoso nelle forme dubbie. Gli esami rispondono a quesiti diversi e non sono tutti necessari in ogni caso. [1][3]

Può essere indicato quando la stabilità è stata confermata. Prevede immobilizzazione e un periodo senza carico, spesso di circa sei settimane, seguito da progressione controllata.
I controlli verificano che l’allineamento resti corretto: una lesione poco scomposta non è automaticamente stabile. Se emerge instabilità, il trattamento deve essere rivalutato. [3][4]

Legenda: C1 = cuneiforme mediale; C2 = cuneiforme intermedio; M1 e M2 = primo e secondo metatarso. Le viti sono rese visibili attraverso una rappresentazione in trasparenza dell’osso. Esempio di configurazione: numero e sedi della sintesi dipendono dalle articolazioni instabili. [2][8][9]
L’obiettivo è riallineare le articolazioni e ottenere una stabilità sufficiente alla guarigione. La strategia dipende da fratture, cartilagine, legamenti e stato della cute. [2]
Con gonfiore importante può servire una riduzione e stabilizzazione provvisoria, seguita dall’intervento definitivo quando i tessuti molli lo consentono. Le emergenze non vanno rimandate. [5]
Viti e/o placche mantengono le articolazioni ricostruite in posizione. In casi selezionati si usano sistemi di stabilizzazione flessibile. L’obiettivo è conservare le articolazioni ricostruibili.
Consiste nella fusione di articolazioni selezionate. Può essere considerata nelle lesioni legamentose instabili o con superfici articolari gravemente compromesse. Non significa bloccare tutte le articolazioni del piede. [2][3]
Gli studi di confronto tra sintesi e artrodesi hanno risultati eterogenei. Anche l’eventuale rimozione programmata dei mezzi di sintesi va distinta da un reintervento per complicanze. La scelta viene discussa sul quadro individuale. [7]
Immobilizzazione, controllo del gonfiore e rispetto delle indicazioni sul carico.
Controlli di ferita, allineamento e guarigione ossea o legamentosa.
Ripresa graduale dell’appoggio solo dopo autorizzazione, con gli ausili prescritti.
Lavoro progressivo su cammino, forza, equilibrio e attività specifiche.
Dopo chirurgia, la durata dello scarico dipende anche da sintesi e guarigione: non coincide necessariamente con quella delle lesioni stabili trattate senza intervento. [2][3]
Il ritorno ad attività impegnative può richiedere 6–12 mesi o più. Dolore residuo, rigidità, artrosi post-traumatica e alterazioni dell’arco possono persistere anche dopo un trattamento corretto. [1]
Dipende dal dispositivo, dall’eventuale attraversamento delle articolazioni, dalla guarigione e dai sintomi. Alcune stabilizzazioni sono temporanee; il programma va definito con il chirurgo. [2]
Non basta raggiungere una data: vanno rivalutati guarigione, dolore, forza e capacità di carico. La progressione viene concordata con chirurgo e fisioterapista.
Porta le immagini originali di RX, TC o RM, oltre ai referti, al verbale di Pronto Soccorso e alla documentazione dell’eventuale intervento. La rivalutazione considera allineamento, stabilità, guarigione e percorso di recupero.
Segreteria · 379 235 1556Illustrazioni anatomiche generate a scopo divulgativo.
Aggiornamento · Settembre 2026. Indicazioni e riabilitazione richiedono una valutazione individuale.