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Traumatologia complessa · ginocchio

Lesioni multilegamentose del ginocchio: LCA, LCP, LCM e LCL a Firenze

Le lesioni multilegamentose del ginocchio (MLKI) coinvolgono almeno due dei principali stabilizzatori, come LCA, LCP, LCM e LCL/complesso posterolaterale. Possono associarsi a lussazione del ginocchio e, nei quadri più complessi, a lesioni vascolari, neurologiche, meniscali, cartilaginee o fratture.

Che cosa sono le lesioni multilegamentose del ginocchio

La letteratura internazionale riporta un'incidenza stimata molto bassa. La rarità e la grande eterogeneità dei quadri rendono difficile standardizzare il trattamento e spiegano perché l'esperienza specifica nella gestione di queste lesioni sia particolarmente importante.

L'inquadramento deve considerare non soltanto quali legamenti siano lesionati, ma anche meccanismo del trauma, stabilità, tessuti molli, eventuali fratture e possibili lesioni neurovascolari.

Diagnosi: esame clinico, RM, TC e valutazione neurovascolare

La diagnosi nasce dall'esame clinico integrato con radiografie e risonanza magnetica; TC o angio-TC possono essere necessarie in specifici pattern traumatici. Nei traumi ad alta energia la valutazione vascolare e neurologica riveste particolare importanza.

Per definire il percorso terapeutico è necessario visionare direttamente le immagini radiologiche: i soli referti o la documentazione cartacea non forniscono dati sufficienti per una decisione appropriata.

Classificazione anatomica

Classificazione di Schenck delle lesioni multilegamentose

La classificazione di Schenck descrive il pattern di lesione in base alle strutture coinvolte. È utile per comunicare la gravità e la complessità del trauma, la necessità di considerare lesioni associate e reale presenza di lussazione.

KD I: Esempio illustrato: lesione del LCA e del collaterale mediale, con LCP integro.
KD I

Un crociato coinvolto

Esempio illustrato: lesione del LCA e del collaterale mediale, con LCP integro.

KD II: Lesione di LCA e LCP, con collaterali integri.
KD II

Entrambi i crociati

Lesione di LCA e LCP, con collaterali integri.

KD III-M: Lesione di LCA e LCP associata al coinvolgimento del collaterale mediale (LCM).
KD III-M

Crociati e comparto mediale

Lesione di LCA e LCP associata al coinvolgimento del collaterale mediale (LCM).

KD III-L: Lesione di LCA e LCP associata al coinvolgimento laterale. Nello schema è rappresentato il collaterale laterale (LCL).
KD III-L

Crociati e comparto laterale

Lesione di LCA e LCP associata al coinvolgimento laterale. Nello schema è rappresentato il collaterale laterale (LCL).

KD IV: Lesione di LCA, LCP, collaterale mediale e collaterale laterale.
KD IV

Crociati ed entrambi i collaterali

Lesione di LCA, LCP, collaterale mediale e collaterale laterale.

KD V: Esempio illustrato: lesione dei crociati e del collaterale laterale con frattura del piatto tibiale laterale.
KD V

Frattura associata

Esempio illustrato: lesione dei crociati e del collaterale laterale con frattura del piatto tibiale laterale.

LCA: legamento crociato anteriore. LCP: legamento crociato posteriore. Le immagini sono schemi illustrativi: KD I e KD V possono comprendere combinazioni diverse. Il complesso posterolaterale comprende ulteriori strutture non rappresentate nello schema.

Possono essere aggiunti modificatori per lesione nervosa (N), vascolare (C), lesione aperta (O) e, nelle proposte aggiornate, coinvolgimento dell'apparato estensore (EM).

Chirurgia complessa

Chirurgia delle lesioni multilegamentose: riparazione e ricostruzione

La chirurgia multilegamentosa è tecnicamente complessa: può richiedere la ricostruzione o riparazione di più strutture, pianificazione dei tunnel ossei, gestione di innesti, lesioni meniscali o cartilaginee e un programma riabilitativo coordinato. Anche il momento dell'intervento deve essere individualizzato: la letteratura mostra vantaggi potenziali del trattamento precoce ma anche un maggiore rischio di rigidità in alcuni contesti.

Le evidenze più recenti mostrano che una maggiore esperienza del chirurgo nella ricostruzione multilegamentosa è associata a minori complicanze e tempi operatori inferiori. Per questo, nelle lesioni rare e complesse è ragionevole privilegiare una presa in carico da parte di équipe con esperienza specifica e casistica dedicata. Il semplice concetto di “centro ad alto volume” è clinicamente plausibile, ma per le MLKI le prove dirette sul volume del centro sono ancora più limitate rispetto a quelle sull'esperienza del chirurgo.

Anatomia e valutazione

Anatomia dei legamenti del ginocchio: LCA, LCP, LCM e LCL

Ginocchio sinistro visto posteriormente, con legamenti interni.
Ginocchio sinistro visto posteriormente, con legamenti interni. Carter · Gray, 1918 · pubblico dominio
Riferimento anatomico

Stabilizzatori del ginocchio

I legamenti crociati sono all’interno dell’articolazione. I collaterali stabilizzano i versanti mediale e laterale. La tavola mostra una vista posteriore, non una vista anteriore.

Anatomia normale: la tavola non rappresenta una frattura né un risultato chirurgico. Le diciture originali sono in inglese.

LCA · crociato anteriore

Contrasta la traslazione anteriore della tibia e contribuisce alla stabilità rotatoria.

LCP · crociato posteriore

Contrasta la traslazione posteriore della tibia rispetto al femore.

LCM · collaterale mediale

Contribuisce alla stabilità sul versante interno e contrasta lo stress in valgo.

LCL e complesso posterolaterale

Contribuiscono alla stabilità laterale e rotatoria; il LCL contrasta lo stress in varo.

Le lesioni possono coinvolgere combinazioni diverse di legamenti. Il meccanismo del trauma da solo non consente di stabilire quali strutture siano lesionate. Nella fase acuta è essenziale valutare anche lo stato vascolare e neurologico dell’arto.

Approfondimento: Consensus internazionale sulle lesioni multilegamentose (2024).

Strategia chirurgica

Riparazione con rinforzo o ricostruzione di LCP e LCM

Nelle lesioni multilegamentose la scelta non dipende soltanto dal nome del legamento lesionato. Tempo dal trauma, sede della rottura, qualità e continuità del tessuto residuo, grado di instabilità e lesioni associate determinano se il legamento nativo possa essere preservato e riparato oppure debba essere ricostruito con un innesto.

LCP · Legamento crociato posteriore

Riparazione + rinforzo

Consiste nella riparazione del LCP nativo, spesso mediante reinserzione anatomica, associata a una struttura di protezione o rinforzo (nastro di sutura di rinforzo o, in alcune tecniche, rinforzo con innesto). L'obiettivo è conservare il tessuto biologico e la sua inserzione mentre la riparazione guarisce.

È una possibilità soprattutto nelle lesioni acute e selezionate, in particolare quando la rottura è prossimale o distale e il tessuto residuo è di buona qualità e tecnicamente riparabile. Le serie cliniche moderne riportano risultati incoraggianti, ma la letteratura è ancora costituita prevalentemente da studi di basso livello e da casistiche relativamente piccole.

Ricostruzione

Il LCP lesionato viene sostituito con un innesto tendineo fissato in tunnel o socket anatomici. È la strategia più consolidata quando il legamento non è riparabile, nelle lesioni croniche, nelle rotture con tessuto insufficiente o in presenza di instabilità posteriore persistente e pattern multilegamentosi complessi.

Concetto pratico: la riparazione + rinforzo cerca di preservare il LCP nativo; la ricostruzione cerca di sostituirne la funzione con un innesto.

LCM · Legamento collaterale mediale

Riparazione + rinforzo

Prevede la riparazione anatomica del LCM e, nei casi selezionati, il rinforzo con nastro di sutura di rinforzo. È particolarmente razionale nelle lesioni acute con tessuto valido e in pattern di avulsione femorale o tibiale, inclusi alcuni quadri con interposizione o lesioni tipo Stener.

L'augmentation protegge la riparazione nelle prime fasi di guarigione e può consentire una mobilizzazione controllata, ma non trasforma un tessuto biologicamente inadeguato in un legamento riparabile.

Ricostruzione

La ricostruzione utilizza un autoinnesto o alloinnesto per ripristinare la stabilità mediale. È generalmente preferita nelle instabilità croniche, nel fallimento della guarigione o di una precedente riparazione, nei tessuti di scarsa qualità e quando non è possibile ottenere una reinserzione anatomica affidabile.

Una recente revisione sistematica delle MLKI non ha mostrato differenze significative nei principali esiti riferiti dai pazienti tra repair e ricostruzione del LCM. La scelta deve essere guidata dal pattern lesionale e non da una superiorità assoluta di una tecnica.

Come orientare la scelta

Riparazione + rinforzoRicostruzione
ObiettivoPreservare e proteggere il legamento nativoSostituire la funzione con un innesto
Tempistica tipicaPiù spesso fase acuta/subacuta precoceAcuta o cronica, secondo pattern e indicazioni
TessutoResiduo valido, riducibile e riparabileTessuto insufficiente, retratto, degenerato o non riparabile
Vantaggio teoricoPreservazione anatomica e biologica, minore necessità di innestoCostrutto indipendente dalla capacità di guarigione del legamento lesionato
Limite principaleIndicazioni ristrette e prove comparative ancora limitateUso di innesto, tunnel ossei e maggiore invasività ricostruttiva

Importante: “riparazione + rinforzo” non è sinonimo di trattamento meno complesso né è applicabile a tutte le rotture. Nelle MLKI la decisione deve essere integrata con il trattamento degli altri legamenti, l'allineamento, le lesioni meniscali/cartilaginee, lo stato neurovascolare e il rischio di rigidità.

Riferimenti scientifici

Selezione di lavori peer-reviewed indicizzati in PubMed utilizzati per questa sezione.

  • Posterior cruciate ligament repair: systematic review — PubMed.
  • Loeb AE et al. Technique and Outcomes of Posterior Cruciate Ligament Repair With Augmentation, 2024 — PMID 38264412.
  • Arthroscopic Posterior Cruciate Ligament Primary Repair — PMID 31895329.
  • Evaluation of Knee Outcomes Comparing MCL Reconstruction Versus MCL Repair in MLKI — PMID 39944768.
  • Nonoperative Management, Repair, or Reconstruction of the MCL in Combined ACL-MCL Injuries — PMID 36960920.
  • Use of Internal Bracing in Multi-ligamentous Knee Injury Ricostruzione: systematic review — PMID 39539338.
Recupero funzionale

Riabilitazione dopo una lesione multilegamentosa del ginocchio

La riabilitazione deve essere coordinata con il pattern di lesione e con le strutture riparate o ricostruite. Mobilità, carico, tutore e rinforzo muscolare non seguono un protocollo unico: vengono adattati alla stabilità ottenuta, alle lesioni associate e al rischio di rigidità.

Protezione iniziale

Nelle prime fasi l’obiettivo è proteggere le strutture trattate, controllare dolore e versamento e mantenere l’attivazione muscolare compatibilmente con le indicazioni chirurgiche.

Recupero del movimento

La mobilizzazione viene progressivamente aumentata cercando un equilibrio tra protezione biologica e prevenzione dell’artrofibrosi, una delle criticità delle MLKI.

Carico e forza

La progressione del carico e del rinforzo dipende dalle strutture coinvolte e dal tipo di riparazione o ricostruzione eseguita, con particolare attenzione a LCP, comparto mediale e complesso posterolaterale.

Ritorno allo sport

La ripresa delle attività sportive richiede stabilità, mobilità, forza, controllo neuromuscolare e recupero funzionale adeguati; non dipende soltanto dal tempo trascorso dall’intervento.

Trattamento personalizzato delle lesioni multilegamentose

Non esiste un'unica strategia valida per tutti. Età, richieste funzionali, pattern legamentoso, lesioni associate, condizioni dei tessuti molli, stabilità e tempo trascorso dal trauma orientano la scelta tra trattamento non chirurgico, riparazione, ricostruzione, procedure in singolo tempo o strategie selezionate/stadiate.

Rivalutazione specialistica

Una rivalutazione specialistica può essere utile quando è già stata posta diagnosi di lesione multilegamentosa, è stato proposto un intervento o il trauma è stato inizialmente gestito in un'altra struttura. La rivalutazione comprende la visione diretta dell'imaging e la verifica del pattern lesionale e delle opzioni terapeutiche.

Convenzioni assicurative

Intervento in convenzione o in regime privato

Quando è indicato un trattamento chirurgico, il percorso può essere organizzato in convenzione con assicurazioni sanitarie o fondi integrativi, se previsto dalla copertura, oppure in regime privato con pagamento diretto. La segreteria può supportare la verifica preventiva di autorizzazioni e documentazione.

Le condizioni economiche effettive, comprese eventuali franchigie o scoperti, dipendono dalla singola polizza e devono essere confermate prima dell'intervento.

Richiedi una valutazione specialistica

Porta le immagini originali visionabili di radiografie, RM, TC/angio-TC quando eseguite, oltre ai referti e alla documentazione clinica. I soli referti non sono sufficienti per pianificare correttamente il trattamento.

In caso di trauma acuto con sospetta lussazione, alterazioni della sensibilità, deficit motorio o problemi vascolari è necessaria una valutazione urgente in Pronto Soccorso.

Le immagini sono generate a scopo esemplificativo.